mercoledì 25 maggio 2011

Profughi in ostaggio da 11 mesi dimenticati dalla Comunità internazionale


Ho parlato stamattina con un gruppo di ostaggi eritrei ed etiopi: sono in 9, tra cui un ragazzino di 15 anni. Mi hanno raccontato che in 11 mesi sono morti 12 loro compagni  a causa delle torture subite; ultimo a morire, una settimana fa, un ragazzo etiope di 24 anni: si chiamava Tesfaldet Aregawi.
Gli ostaggi dicono di trovarsi in mezzo ad un frutteto, tra le case del trafficante, non sono lontani dal confine con Israele: riescono, infatti, a vedere le luci rosse del confine, che lampeggiano per segnalare pericolo. Alcuni di loro raccontano di essere stati presi dal trafficante, che ha assaltato una stazione di polizia nel Sinai. Sono stati venduti ai predoni da un uomo eritreo che si trova in Sudan, il quale finge di dare ospitalità ai connazionali smarriti o troppo poveri per proseguire il proprio viaggio; è stato sempre lui a vendere il ragazzino di 15 anni ai trafficanti, così come un uomo di 62 anni, padre di famiglia, andato in Sudan per cercare uno dei suoi figli e finito nella trappola di questo eritreo. Quest'ultimo è  conosciuto come Yohannes (Wedi Batsié), risiede in Sudan, ha buoni rapporti con i trafficanti di etnia Rashiaida, e la complicità di alcune mele marce della polizia Sudanese.
Serve maggior sforzo da parte delle autorità internazionali, in particolare le autorità egiziane, Sudanesi per cancellare il traffico degli esseri umani che avviene nei loro territori.

don Mussie Zerai
Presidente dell'Agenzia Habeshia
per la Cooperazione allo Sviluppo

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