giovedì 5 maggio 2016

Le proposte della CE sulla riforma Dublino sono totalmente inadeguate

Roma 5/5/2016
Pienamente concordi con quanto dichiarato dal portavoce del CIR Christopher Hein. Pubbliachiamo il 
Comunicato stampa

CIR: Le proposte della CE sulla riforma Dublino sono totalmente inadeguate

Il Consiglio Italiano per i Rifugiati – CIR è estremamente deluso dalle proposte presentate ieri dalla Commissione Europea per la riforma del Sistema Dublino.

“Un’opportunità persa per quella che avrebbe dovuto essere una riforma strutturale del sistema Dublino. L’approccio adottato dalla Commissione è assolutamente riduttivo e il principio base per determinare lo stato responsabile ad analizzare le domande d’asilo rimane sostanzialemente invariato: si continua a penalizzare fortemente, in primo luogo, i richiedenti asilo e, in secondo luogo, i paesi di primo arrivo. Basare tutto sulla misura del reinsediamento che ha già dimostrato di essere del tutto inefficace, non è per noi la via giusta” dichiara Christopher Hein, portavoce del CIR.

La riforma prevede delle correzioni nell’attribuzione delle responsabilità solo di fronte ad arrivi “sproporzionati” di richiedenti asilo in un dato paese dell’UE. Per sproporzionati si intendono quegli arrivi che superino del 150% il numero di riferimento considerato gestibile rispetto alla grandezza e al benessere del Paese. Allo stesso tempo vengono introdotte misure che vanno a penalizzare i richiedenti asilo che si sottrarranno agli obblighi imposti dal Regolamento Dublino: ancora una volta i diritti dei richiedenti asilo in Europa vengono ridotti.

La proposta della Commissione presenta comunque anche alcuni aspetti positivi: la penalizzazione finanziaria introdotta per gli Stati che si sottrarranno agli obblighi del ricollocamento, l’estensione dell’accesso alla misura del ricollocamento a tutti i richiedenti asilo indipendentemente dalle nazionalità e l’annunciato ampliamento della nozione dei familiari con i quali si potrà richiedere una riunificazione in un altro paese dell’Unione.

“Purtroppo temiamo che il Sistema così corretto sia condannato a un nuovo fallimento. Solo 3 anni fa brindavamo alla costruzione di un Sistema d’Asilo Comune che si è dimostrato del tutto inadeguato. Crediamo che anche questa volta le previsioni legislative che si vogliono introdurre si basano più su un difficile bilanciamento degli interessi dei singoli stati che sulla costruzione di un sistema lungimirante per la gestione dei flussi di migranti e rifugiati nel territorio dell’Unione. Per superare sostanzialmente i limiti del Regolamento Dublino dovremmo prevedere ben altre misure: innanzitutto poter contare su un utilizzo molto più ampio delle misure di ricollocamento, con un forte correttivo legato ai legami culturali, relazionali e familiari dei richiedenti asilo con i paesi di destinazione, e introdurre il mutuo riconoscimento delle istanze positive d’asilo. Siamo convinti che solo con uno status d’asilo europeo i movimenti secondari irregolari all’interno dell’Unione avranno fine” conclude Hein.


UFFICIO STAMPA CIR  
Valeria Carlini
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Sito www.cir-onlus.org   

mercoledì 27 aprile 2016

Migration Compact: continua la politica dei muri



a cura di Emilio Drudi
 Un ennesimo programma di chiusura e respingimento: è questo, in buona sostanza, il Migration Compact, il piano presentato da Matteo Renzi a Bruxelles per affrontare la cosiddetta “crisi migratoria”. Non è una novità. Sono anni che l’Italia e l’Europa costruiscono muri e non ponti per affrontare la tragedia dei profughi, con una escalation di provvedimenti-barriera sempre più fitta: prima una serie di trattati bilaterali tra singoli Governi Ue e vari Stati del Nord Africa, poi il Processo di Rabat (2006) e poi, via via a seguire, il Processo di Khartoum (28 novembre 2014), gli accordi di La Valletta a Malta (11 novembre 2015), l’accordo da 6 miliardi di euro con la Turchia (siglato inizialmente alla fine di novembre del 2015 e perfezionato in via definitiva nel marzo 2016). Ecco, il Migration Compact si inserisce perfettamente in questa lunga scia di egoismo, indifferenza e incomprensione: è una riproposizione, in chiave africana (e in particolare libica), dell’intesa raggiunta tra Bruxellese e Ankara. Un’intesa condannata come una palese violazione dei diritti umani dalla stessa Unhcr (l’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite), oltre che dalle principali organizzazioni umanitarie internazionali, a cominciare da Amnesty e da Human Rights Watch. Proprio Human Rights Watch ha anzi appena documentato l’autentica, crudele deportazione-prigionia a cui sono stati costretti, tra mille angherie, gran parte dei profughi espulsi dalla Grecia verso la Turchia in base agli ultimi accordi.
Al contrario di quanto lascia intendere la linea della politica italiana ed europea sull’immigrazione, la stragrande maggioranza dei migranti arrivati negli ultimi anni e che continuano ad arrivare, fuggono da “situazioni estreme”. Si tratta cioè, non di persone indotte ad emigrare da motivazioni puramente economiche ma, in almeno l’80 per cento dei casi, di disperati costretti a una autentica “fuga per la vita”, per salvarsi da guerre, dittature, terrorismo, persecuzioni o magari per sottrarsi a condizioni di vita impossibili a causa di carestie, land grabbing, fame e miserie endemiche provocate assai spesso proprio dagli interessi e dalle scelte fatte dalla “realpolitik” dell’Europa e, in generale, del Nord del Mondo. Lo conferma, tra l’altro, il fatto che ad affrontare questa odissea sono sempre più spesso intere famiglie, alle quali non è rimasta altra via di salvezza se non quella, dolorosissima, dell’esilio, tagliandosi tutti i ponti alle spalle.
E’ proprio qui il punto: il Migration Compact – come tutti gli accordi e i provvedimenti di “politica migratoria” che l’hanno preceduto – si ostina a non voler vedere e a non prendere atto che, appunto, c’è questa fuga per la vita alla base della catastrofe umanitaria a cui stiamo assistendo. E’ un problema enorme, esploso negli ultimi anni e che potrà trovare una vera soluzione solo con un cambio radicale della politica del Nord nei confronti del Sud del mondo, ponendo le basi per pacificare e stabilizzare le regioni africane e del Medio Oriente da cui scappano i profughi. E’ una strada lunga, ma proprio per questo nel frattempo, invece di alzare muraglie, occorre aprire le porte della Fortezza Europa, ampliando le motivazioni alla base del diritto d’asilo previste dalla Convenzione di Ginevra del 1951, poiché certamente non bastano le timide integrazioni apportate con la tutela “umanitaria” o “sussidiaria” in vigore attualmente. Gli interventi previsti, invece, vanno esattamente nella direzione contraria e, messi tutti insieme, creano le condizioni per attuare veri e propri respingimenti di massa, in contrasto con il diritto internazionale, con la Convenzione di Ginevra, con i principi basilari del diritto d’asilo e con la stessa Costituzione italiana.
Può sembrare assurdo, alla luce delle frequenti dichiarazioni di “apertura” fatte ai massimi livelli della politica europea ed italiana, ma proprio tutto questo emerge dall’analisi dei capitoli principali del Migration Compact.
– Progetti d’investimento. E’ il primo punto del piano. L’ostinazione a chiudere gli occhi di fronte alla vera natura del problema emerge già da qui, con la previsione di “progetti di investimento” per creare (a prescindere se i finanziamenti verranno trovati attraverso Ue-Africa bonds o altri sistemi) opere di “alto impatto sociale e infrastrutturale”, da individuare assieme al paese partner. In sostanza, programmi di cooperazione allo sviluppo, che dovrebbero bloccare o quanto meno frenare l’ondata migratoria. Per l’ennesima volta, dunque, si ignora che le cause primarie di questo esodo che sta coinvolgendo milioni di persone, non sono economiche ma politiche, e che i “partner” a cui si fa riferimento rischiano di essere proprio i dittatori che hanno devastato la libertà e l’economia del proprio paese, riducendolo a una prigione da cui non resta altra via di scampo che la fuga.
E’ già accaduto anche di recente con la dittatura eritrea, alla quale sono stati destinati 312 milioni di euro dal Fes (Fondo Europeo per lo Sviluppo) e altri 200 in base al Processo di Khartoum. Centinaia di euro concessi “al buio”, senza alcuna reale possibilità di controllo sul loro utilizzo e, soprattutto, senza alcuna richiesta preliminare e inderogabile, pena la revoca dei fondi, sull’avvio di riforme e concessioni democratiche da parte di Asmara, a cominciare, ad esempio, dalla liberazione delle migliaia di prigionieri politici fatti sparire nelle carceri del regime. Un caso analogo riguarda il Sudan guidato dal presidente Omar al Bashir, colpito da un ordine di cattura internazionale per genocidio e crimini contro l’umanità: proprio in questo primo scorcio del 2016, il commissario europeo per lo sviluppo, Nevem Mimica, ha discusso con il governo di Khartoum un progetto da 100 milioni contro “l’instabilità economica”, mentre altri 40 milioni sono stati previsti per il miglioramento del “management migratorio” e più di 15 per programmi di aiuto in favore dei rifugiati provenienti dall’Eritrea.
– Sicurezza. Si prevedono forme di cooperazione e interventi comuni sia di “border control” che per la lotta contro la criminalità, fornendo in particolare addestramento, mezzi ed equipaggiamenti. In un capitolo successivo si aggiunge, come richiesta specifica rivolta dall’Unione Europea ai paesi africani partner, la necessità di intensificare la vigilanza ai confini per la riduzione dei flussi di immigrazione, anche con interventi coordinati tra le forze locali e quelle europee, a cominciare dalla nuova Guardia di Frontiera Ue. Sembra la conferma che, ancora una volta, si tende ad esternalizzare le frontiere della “Fortezza Europa” spostandole sempre più a sud e affidando ad altri il lavoro sporco di bloccare i profughi in fuga, in modo che non riescano ad arrivare neanche alla sponda meridionale del Mediterraneo.
E’ il criterio già attuato con il Processo di Rabat (l’accordo tra l’Unione Europea e 27 Stati della fascia occidentale del continente africano) il quale, entrato a regime dopo qualche anno di “rodaggio”, attraverso l’azione combinata delle forze di polizia di Spagna, Marocco, Mauritania e Senegal sbarra ormai quasi totalmente ai migranti ogni via di accesso al nord del Marocco e, dunque, alla possibilità di imbarcarsi verso la Penisola Iberica. E, grazie al Processo di Khartoum, ora lo stesso principio comincia ad essere applicato anche nella fascia orientale: basti ricordare i 40 milioni stanziati mesi fa per “potenziare” la vigilanza sulle frontiere e finiti di fatto anche alle forze di sicurezza di regimi come quello di Al Bashir in Sudan, dove la polizia è stata più volte accusata di essere in combutta con i trafficanti di uomini,  o come quello di Afewerki in Eritrea, dove le milizie sparano a vista contro chiunque tenti di varcare il confine. E di morti ammazzati alle frontiere o durante tentativi di fuga dai centri di detenzione quest’anno ce ne sono stati già 37: 16 in Eritrea, 16 tra la Turchia e la Siria, 5 in Libia.
– Reinsediamenti. E’ previsto un programma di “compensazione” riservato ai paesi di transito o prima sosta che si impegnano a stabilire sistemi di asilo per i profughi. Anche questa proposta non è nuova: obbedisce, in sostanza, al criterio “soldi in cambio di uomini” stabilito con gli accordi di Malta e subito sperimentato con la Turchia. Uomini da bloccare prima che emigrino verso l’Europa o da riprendersi dopo che l’Europa li ha respinti. Senza preoccuparsi minimamente della sorte di sofferenza e spesso di morte a cui questa scelta di deliberata chiusura li espone.
Gestione dei flussi dei rifugiati. Si parla di “strutture di accoglienza” da realizzare “con il sostegno locale”: hub di soggiorno e smistamento, dove identificare chi ha diritto a ottenere l’asilo o comunque una forma di protezione internazionale. Può sembrare la premessa per aprire vie legali di immigrazione per i rifugiati. Ma se non cambiano i criteri per la concessione del diritto d’asilo e si continuano a considerare “sicuri” anche paesi sconvolti dalla guerra o soggiogati da regimi dittatoriali, si tratterà di vie chiuse in partenza. Non solo. Strutture di questo genere, in realtà, in Africa già ci sono, proprio sotto l’egida dell’Unhcr, con la quale si dice di voler collaborare. Il punto – proprio alla luce dell’esistente – è dunque come assicurare condizioni di vita dignitose e sicure agli ospiti di questi centri, quelli già aperti ed eventualmente quelli nuovi. La realtà è che gli hub programmati rischiano di diventare la copia esatta di quelli attuali, cioè enormi campi profughi, pressoché ingestibili e dove accade di tutto. C’è da credere che ci si affiderà alla tutela della polizia e dell’esercito dei governi locali. Ma questi governi sono spesso feroci dittature e le loro forze di sicurezza risultano a dir poco inaffidabili. Allora si rischia di aggravare il problema anziché risolverlo. Basti pensare ai traffici, alle razzie e persino ai pogrom registrati in certi campi di raccolta del Sudan o nei cosiddetti centri di accoglienza in Libia. Forse, per garantire la sicurezza dei rifugiati, si pensa di inviare in quei paesi contingenti militari europei, magari sotto le insegne della Nato? Non sembra fattibile: per ragioni organizzative, di bilancio ma, soprattutto, per la prevedibile opposizione dei paesi interessati, che vedrebbero questa opzione come una ingerenza esterna ed una violazione della sovranità nazionale.
– Lotta ai trafficanti. Vengono proposte operazioni congiunte di polizia tra Europa e Stati africani e un incremento della collaborazione giudiziaria. Nient’altro: due righe in tutto. Occorre certamente una maggiore collaborazione e un coordinamento transnazionale delle indagini. Ma non è solo una “questione di polizia”. Anzi, insistere soltanto su questo aspetto rischia di essere fuorviante. La vera soluzione per eliminare il traffico di esseri umani può venire unicamente dalla politica, creando vie di immigrazione legali per rifugiati e richiedenti asilo, a cominciare da una serie di canali umanitari per le situazioni più gravi e pericolose. Nel Migration Compact, a proposito di opportunità di migrazione legale, si fa cenno invece solo alla “creazione di strumenti per l’accesso di lavoratori al mercato europeo”, che è certamente importante, ma è tutt’altra cosa rispetto all’esodo di milioni di profughi costretti a fuggire per motivi politici, guerre, persecuzioni, ecc. Non stupisce, allora, che manchi qualsiasi riferimento anche all’altro aspetto fondamentale del problema: la necessità di creare un sistema unico europeo di accoglienza, condiviso ed applicato da tutti gli Stati membri dell’Unione, in modo da attuare una vera politica di reinsediamento e ricollocamento, con identici criteri di trattamento, possibilità di inclusione e inserimento sociale.
– La Libia. L’ultimo capitolo riguarda la necessità di stabilizzare la Libia, considerata una “priorità strategica” per far fronte ai flussi di rifugiati.
 Appare evidente che si vuole attribuire alla Libia, nella rotta del Mediterraneo centrale, lo stesso ruolo di controllo dell’immigrazione affidato nell’Egeo alla Turchia, con il recente accordo da 6 miliardi. Questa scelta si scontra con l’attuale realtà del paese. E infatti vengono proposti interventi a sostegno della sicurezza, della guerra al terrorismo, della lotta ai trafficanti, di programmi volti a garantire al governo la capacità di controllo dell’intero territorio nazionale. E’ evidente che il governo a cui si fa riferimento è quello di Unità Nazionale voluto dall’Onu e guidato da Fayez al Serraj, che gode del favore dell’Unione Europea e degli Stati Uniti ma non è riconosciuto né dal Governo e dal Parlamento di Tobruk, né dalla contrapposta Assemblea tripolina, tanto che, fin da suo sbarco a Tripoli, proveniente dalla Tunisia, Serraj è in pratica trincerato nella base militare della Marina. Il timore è che, per il fatto stesso che il Governo di Unità è arrivato in qualche modo a stabilirsi a Tripoli, si consideri la situazione in via di “stabilizzazione” e, dunque, la Libia un partner affidabile e addirittura “sicuro”, a prescindere dal caos in cui è da anni immerso il paese. Un caos mortale nel quale sarebbero condannati a restare intrappolati le centinaia di migliaia di rifugiati arrivati dal Corno d’Africa o dall’Africa sub sahariana e attualmente in balia dei trafficanti oppure rinchiusi in presunti centri di accoglienza teoricamente controllati da istituzioni statali ma che sono, in realtà, durissimi centri di detenzione o addirittura veri e propri lager in mano ai miliziani delle varie fazioni e dove le condizioni di vita sono letteralmente impossibili.
 Il punto è, in estrema sintesi, che ancora una volta si sta affrontando il problema non mettendo al centro i diritti e le esigenze dei profughi e dei richiedenti asilo, ma alzando una serie di muri invalicabili a tutela delle paure immotivate della Fortezza Europa. Senza considerare che questa politica di pressoché totale chiusura, che consegna deliberatamente migliaia di persone a un destino di sofferenza e di morte, configura un crimine di lesa umanità, negando e calpestando diritti umani fondamentali, a cominciare da quelli alla vita stessa e alla libertà. E senza accorgersi che negare questi diritti significa minare alla base i principi della nostra democrazia: il nostro stesso modo di “stare insieme”.

venerdì 22 aprile 2016

TIME 100 – THE 100 MOST INFLUENTIAL PEOPLE IN THE WORLD



TIME 100 – THE 100 MOST INFLUENTIAL PEOPLE IN THE WORLD  

#TIME100

TIME reveals the 2016 TIME 100, its annual list of the 100 most influential people in the world. The issue features six worldwide covers, each featuring a member of the TIME 100: Leonardo DiCaprio, Nicki Minaj, Mark Zuckerberg and Priscilla Chan, Lin-Manuel MirandaChristine Lagarde and Priyanka Chopra.

The TIME 100 features often-surprising pairings of the list members and the guest contributors TIME selects to write about them. The thirteenth annual list includes: Jennifer Lawrence on AdeleBill and Melinda Gates on Mark Zuckerberg and Priscilla ChanJohn Kerry on Leonardo DiCaprio, Michael Bloomberg on Eli BroadLena Dunham on Julia Louis-Dreyfus, Diane von Furstenberg on Karlie Kloss, Misty Copeland on Stephen Curry, J.J. Abrams on Lin-Manuel Miranda, Scott Kelly on Lester Holt, Samantha Power on Angela MerkelBob Iger on Tim CookLorne Michaels on Justin Trudeau, Ta-Nehisi Coates on Ryan CooglerRita Moreno on Gina Rodriguez,President Barack Obama on Aung San Suu Kyi Joe Biden on Pope Francis, Ridley Scott on Palmer Luckey, Alfonso Cuarón on Gael García BernalBono on John Kerry, Janet Yellen on Christine Lagarde, Tina Fey on Ronda Rousey, Mitt Romney on Paul Ryan, Donatella Versace on Riccardo Tisci, Elton John on Darren Walker and many more.   

See the 2016 TIME 100 full list, tributes, videos and photos: http://ti.me/1qEONX8 

See all six covers, featuring portraits by photographer Ben Hassett for TIME: http://bit.ly/1SRg6E5

TIME Editor Nancy Gibbs: “Each year our Time 100 list lets us step back and measure the forces that move us…. There are world leaders and local activists, artists and athletes, scientists, moguls and a number of people who are running for President of the United States. One way or another they each embody a breakthrough: they broke the rules, broke the record, broke the silence, broke the boundaries to reveal what we’re capable of. They are seekers, with a fearless willingness to be surprised by what they find…. The people on the list, each in their own way, have lessons to teach. We can debate those lessons; we don’t have to endorse them or agree with them. But the influence of this year’s TIME 100, to my mind, is that down to the last person, they have the power to make us think. And they are using it.” http://ti.me/1MK38Ma 

HIGHLIGHTS FROM THE 2016 TIME 100:

The list features four U.S. presidential candidates, including Amy Klobuchar on Hillary ClintonRenee Ellmers onDonald TrumpRobert Reich on Bernie Sanders and Scott Walker on Ted Cruz. Other U.S. political figures include,Barack ObamaPaul RyanNikki HaleyJohn Kerry and Reince Priebus.  

Other writers include Alfonso CuarónJohn McCainMario AndrettiLee DanielsRobert RedfordLil WayneDavid SimonStephen HawkingRachel MaddowAnthony BourdainTony RomoEve EnslerDonatella VersaceMelissa EtheridgeAi WeiweiLindsey Graham and more.

Barack Obama is on the list for the 11th time, more than any other person on the list. Other repeats include: Hillary Clinton (10), Angela Merkel (8), Xi Jinping (7), Kim Jong Un (6), Aung San Suu Kyi (5), Vladimir Putin (5), Pope Francis (4), Christine Lagarde (4), Mark Zuckerberg (3), Recep Tayyip Erdogan (3), Paul Ryan (2), Adele (2), Leonardo DiCaprio (2) and Alan Stern (2).

This year’s list features 40 women, including, Christine Lagarde,Hillary Clinton, Priscilla Chan, Priyanka Chopra, Angela Merkel, Kathleen Kennedy, Caitlyn Jenner, Gen. Lori Robinson, Charlize Theron, Taraji P. Henson, Melissa McCarthy, Julia Louis-Dreyfus, Elena Ferrante, Ibtihaj Muhammad, Gina Rodriguez, Nicki Minaj, Marilynne Robinson and more. 

Olympic gold-medal swimmer Katie Ledecky, 19, is the youngest person on the list. The oldest person on the list is the artist Yayoi Kusama, who is 87. 

HIGHLIGHTS FROM THE TIME 100 PROFILES:

Jennifer Lawrence on Adele: The way she is able to capture herself, and then in turn us, has turned her into a star that’s not a star we look at, but a giant star with its own gravity that we are drawn to. All of this about her lyrics, and I haven’t even gotten started on the voice—how could I?  It’s once-in-a-­lifetime. All this about her voice and I won’t have time to talk about her intelligence. Her 500-year-old wisdom. Her patience and kindness all wrapped up in the tough skin of a damn gangster…. Adele is a gift, an international treasure, but she’s also sweet, funny, intelligent and beautiful. Bitch.” http://ti.me/1SwwLCX 

Bill and Melinda Gates on Mark Zuckerberg and Priscilla Chan: “Priscilla and Mark are curious. Ambitious. Thoughtful. Open-minded and bighearted. Willing to learn and grow. And they care deeply about fixing the inequities they see in the world…. Now they have inspired people around the world by creating the Chan Zuckerberg Initiative and committing 99% of their wealth to taking on challenges like improving education, curing disease, connecting people and building strong communities. Changing the world once was not enough for them. We can’t wait to see what they’ll do in the decades to come.” http://ti.me/1XJpbTT

Bono on John Kerry: “The word diplomat retains its 19th century starched-collar gentility, but it’s a bruiser’s game today. Kerry, a lifelong hockey player, has shown he can take it. I had a cycling accident and spent six weeks in bed. Kerry had a cycling accident, and I don’t think he even noticed. The man falls off a truck every day. He gets thrown out of a plane every day. Yet he’s always where he needs to be. Blessed are the peacemakers.” http://ti.me/1VCRs13
  
Lena Dunham on Julia Louis-Dreyfus: “Julia’s brand of comedy—­naturalistic lunacy, sharp but never cruel—taught a whole generation of women they were allowed to change the rules and a whole bunch of men that a woman with rough edges was something to desire. Oh, and as a friend? Kind, humble, funny, supportive and never, ever missing a beat. We are lucky to live in the age of JLD. Long may she reign.” http://ti.me/1WGjXdb

John Kerry on Leonardo DiCaprio: “Leo’s talent is limitless, but his secret has always been pretty simple: he’s real. He does his homework. He knows what he’s talking about…Preparation, authenticity and smarts are at the core of who he is as an artist. But I admire him even more for putting those formidable tools toward becoming such a galvanizing force to protect our planet…. Twenty years ago, Leo captured the hearts of millions of moviegoers by declaring ‘I’m the king of the world!’ Through his work and example, today he’s inspiring many millions more to help save it.”http://ti.me/20YJUVw

Wayne Maines on Caitlyn Jenner: “I was a senior in high school when Caitlyn won her gold medal at the 1976 Olympics. Her victory in the decathlon provided a positive role model for our ­nation—and created a hero for me. Having the courage to come out at this stage of her life makes her an even bigger hero. My daughter Nicole is also my hero. As a child, she came out innocently. She didn’t know that people would fear her. Caitlyn did know the consequences of coming out. Because no matter where you come from, how famous you might be or how much money you have, letting America see you in such a vulnerable way is daring and admirable—not self-serving.” http://ti.me/1TjWnzZ

Charleston shooting survivor Jennifer Pickney on Barack Obama: “President Obama and my husband were two God-fearing, charismatic black men dedicated to public service and to their wives and two daughters. They were both voices for the voiceless who got up with smiles when they got knocked down. Of course, there were differences. President Obama loves basketball, and Clem was a terrible athlete!  And, of course, my husband wasn’t the President. He might have gone on to be a bishop or a Congressman. Who knows? As President Obama exhorted us, we hold on to him—all of us, even the President, I believe—because through that love, God is with us.” http://ti.me/23Ktnts

Lorne Michaels on Justin Trudeau: “In many ways Canada is no longer the country I grew up in, but when I hear Justin Trudeau talk, it sounds like my Canada again. Bold, clear as a bell and progressive. In politics as in show business, there are three things you need to be successful: talent, discipline and luck. Trudeau clearly has the first two. I wish him luck. I believe he will be a force for good.” http://ti.me/1QoigcE
   
Joe Biden on Pope Francis: “He’s electrified the world because he embodies the basic tenets of Catholic Social Doctrine that also cut across all great faiths—everyone is entitled to be treated with dignity; we have an obligation to help the poor; we have responsibilities to one another and to our planet. And he embodies our collective obligation to give meaning to these universal principles, that faith is a gift revealed not just in what we believe but also in what we do together.” http://ti.me/1qEnuMw

J.J. Abrams on Lin-Manuel Miranda: "Like Alexander Hamilton, Miranda is a powerful reminder that greatness comes from unlikely places…. Knowing the man, experiencing his exuberance and dazzle up close, is as delightful as the show itself. His wit would be intimidating if not for his natural and infectious charm. Somehow he is as generous, collaborative and lovable as he is innovative and brilliant…. It’s thrilling to consider how lucky we are to be in his audience, anticipating his next concoction, with his Hamilton’s promise echoing in our heads: ‘And there’s a million things I haven’t done, but just you wait... Just you wait.’” http://ti.me/1Sur2KU
+ Video interview with Miranda: http://ti.me/1VBZZkJ  

Misty Copeland on Stephen Curry: “My definition of a role model is someone who maximizes his potential to push the boundaries of his circumstances with passion, purpose, integrity and the sensitivity to know that he is setting an example for others along the way. Stephen Curry is a true role model. I can relate to his ‘underdog’ story. He is showing us all how with belief in yourself, hard work and dedication, it is possible to achieve your dreams, prove your doubters wrong, and go from an underdog to a Warrior.” http://ti.me/1WGkQCz

Rachel Maddow on Flint, Michigan, whistle-blowers Mona Hanna-Attisha and Marc Edwards: “What happened to Flint is one simple story: a city got poisoned because the state government screwed up…. Residents knew something was wrong right away, but to get anyone to listen, it took civil-engineering professor Marc Edwards blowing the whistle on lead in the water and then Dr. Mona Hanna-Attisha, a local pediatrician, testing Flint’s kids, proving they’d been poisoned. Up against official ignorance and indifference, Edwards and Hanna-Attisha were right, they were brave, and they were insistent. Flint is still a crime scene, but these two caring, tough researchers are the detectives who cracked the case.” http://ti.me/1NC6vQ5

Dwayne Johnson on Priyanka Chopra: “It’s an amazing time to watch as she pierces the U.S. market. She has an ability to inspire people to do more and achieve more. When I look at her success from the 50,000-ft. view and see everything that Priyanka has already done, is currently doing and has the desire and the bandwidth to do, I can seethat her impact is going to be invaluable.” http://ti.me/1qEnQCT
+ Video interview with Chopra: http://ti.me/1SZlZzl  

David Simon on Idris Elba: “Truth was I felt sanguine about ending Stringer Bell’s arc in the third season of The Wire. For one thing, it made sense thematically to impale both Bell and Bunny Colvin simultaneously on the horns of reform. For another, I knew Elba, as true a leading man as I’d ever encountered, was not going to starve.” http://ti.me/1piwJ3P

Guillermo del Toro on Alejandro González Iñárritu: “A career in cinema is a boxing match—a complicated, dynamic exchange of blows with reality, financing and egos. Sometimes you win, but sometimes you’re on the ropes or the countdown, and preserving your vision requires a strange mix of fragility, as an artist, and resilience, as a professional. Alejandro always finds the balance, perhaps because after each of his films, many filled with an almost Old Testament fury, he retreats to a place where he can find silence and renew himself after struggling with his endeavors.”http://ti.me/1qEnVpY

Renee Ellmers on Donald Trump: “Trump has been a force of nature in business and politics for decades because he isn’t afraid to challenge the norms set by status quo leaders. Sure, he’s confrontational, but his hard-nosed style is what has enabled him to turn a $1 million loan into billions and what has made him the likely Republican nominee for President of the United States. Frankly, the U.S. is in desperate need of a leader like Trump who isn’t afraid to challenge the status quo and ruffle the appropriate feathers in order to get our country back on the right track.”http://ti.me/1YHN6Dl

Amy Klobuchar on Hillary Clinton: “In 2010 a devastating earthquake hit Haiti. With 160,000 dead, the country was in chaos. Somewhere in the rubble were dozens of orphans set to be adopted by families in my state. Records were destroyed, protocols abandoned. Yet distraught Minnesota moms were on the ground, looking for their children. When they called me, I called the only person I knew would help: Secretary of State Hillary Clinton. She didn’t pawn it off or think it too small. She went to work. She got those babies home… That’s the Hillary I know—the friend who takes the call, the public servant who listens and acts, the mom who makes sure it gets done right. She has a spine of steel and a work ethic to match America’s.” http://ti.me/1pix7zp

Scott Kelly on Lester Holt: "Watching the nightly news from space can be kind of a disturbing experience…Having been on the International Space Station during this crazy election season made me think, Seriously? What are you people thinking down there? So it’s good to have someone you can turn to for news that you know is not biased. Lester Holt is that person…. People liked Walter Cronkite because they trusted what he had to say, and Lester is from that same mold.” http://ti.me/1SbYFCa
   
Tina Fey on Ronda Rousey: "I fell in love with Ronda Rousey when she announced to the world that she was not a ‘Do-Nothing Bitch.’… [Ronda] explains that every muscle in her body serves a purpose and the way she looks is just a by-product. Imagine if we could teach our daughters to value their bodies for what they can do, not for how others think they look. Could Ronda be the one to finally help us understand that as females, we define the word feminine and that it doesn’t define us? If we don’t listen, can she dislocate our arms at the elbow?” LINK 
+ Video interview with Rousey: http://ti.me/1VBZQxR  

Diane von Furstenberg on Karlie Kloss: “Passionate and fearless, Karlie has also become a full-fledged entrepreneur… As a model, a businesswoman, a young philanthropist and a force on social media, she doesn’t just connect with her generation—she leads it, inspiring young women around the world to become the women they want to be, just as she has done so beautifully.” http://ti.me/1Nmaq93 
+ Video interview with Kloss: http://ti.me/1pgTs0m 

Tony Romo on Jordan Spieth: “Jordan possesses rare competitive greatness that he somehow shuts off when the setting calls for it. And his graciousness toward others is genuine and real. He is the standard by which our heroes should be measured. Enjoy watching this kid grow up. He will fail and he will succeed, but more than anything, he will make you remember what our heroes are meant to look like. On and off the field.” http://ti.me/1YHNTUH

Ridley Scott on Palmer Luckey: “Virtual reality is no longer the future. It is here now, and we saw first-hand, while working with Palmer Luckey and his team at Oculus on The Martian VR, how VR has opened up a new world of storytelling. The technology Palmer has shepherded has made it possible to experience storytelling in ways we previously could only imagine.” http://ti.me/1NlNO8p

Elton John on Darren Walker: "His life story gives us hope, and his life’s work is changing the language of philanthropy, from ‘them’ and ‘they’ to ‘us’ and ‘we.’ Since being named president of the Ford Foundation, Darren has charted a radical goal for one of the world’s largest and most influential charitable organizations: conquering inequality. His leadership is authentic, and his focus on equality is nothing short of revolutionary, a clarion call for the world of philanthropy, and an inspiration to those of us working for a more just and loving world.” http://ti.me/23KuJ7A

Donatella Versace on Riccardo Tisci: "What does it take to be an influencer in 21st century fashion?…. You need to be an agitator, a rebel, someone who pushes boundaries and defies convention, someone who brings together fashion with art and other cultures. That is what makes Riccardo Tisci one of the most important figures in fashion right now.”http://ti.me/23KuKsc

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THE COMPLETE 2016 TIME 100 LIST

Adele, singer, songwriter
Aziz Ansari, comedian
Binny Bansal & Sachin Bansal, co-founders, Flipkart
Lee Berger, paleoanthropologist
Gael García Bernal, actor, activist
Mohammed bin Nayef, Crown Prince of Saudi Arabia
Usain Bolt, champion sprinter
Eli Broad, entrepreneur, philanthropist
Dan Carder, engineer
Roy Choi, chef, entrepreneur
Priyanka Chopra, actor
Hillary Clinton, former U.S. Secretary of State, presidential candidate
Ta-Nehisi Coates, writer
James Comey, director, FBI
Ryan Coogler, director
Tim Cook, CEO, Apple
Ted Cruz, U.S. Senator, Texas, presidential candidate
Stephen Curry, basketball player, Golden State Warriors
Leonardo DiCaprio, actor, environmentalist
Jaha Dukureh, founder, Safe Hands for Girls, advocate
Idris Elba, actor
Recep Tayyip Erdogan, President of Turkey
Dr. Laura Esserman & Dr. Shelley Hwang, surgical oncologists
Elena Ferrante, author
Christiana Figueres, executive secretary, UN Framework Convention on Climate Change
Pope Francis, Pontifex
Ariana Grande, singer
Guo Pei, designer
Nikki Haley, Governor, South Carolina
Lewis Hamilton, driver, Formula One
Mona Hanna-Attisha & Marc Edwards, pediatrician, researcher
Taraji P. Henson, actor
François Hollande, President of France
Lester Holt, anchor, NBC Nightly News
Alejandro González Iñárritu, director
Bjarke Ingels, architect
Oscar Isaac, actor
Hope Jahren, geobiologist, author
Caitlyn Jenner, activist, reality star
Jin Liqun, president, Asian Infrastructure Investment Bank
Dwayne Johnson, actor, producer, entertainer  
Kathleen Kennedy, president, Lucasfilm
John Kerry, U.S. Secretary of State
Kim Jong Un, Supreme Leader of North Korea
Felix Kjellberg (a.k.a. PewDiePie), entertainer, YouTube star
Karlie Kloss, model, entrepreneur
Yayoi Kusama, artist
Christine Lagarde, director, International Monetary Fund
Kendrick Lamar, rapper
Katie Ledecky, swimmer
Julia Louis-Dreyfus, actor
Palmer Luckey, inventor, founder, Oculus Rift
Sean MacFarland, General, United States Army
Mauricio Macri, President of Argentina
Melissa McCarthy, actor, designer
Angela Merkel, Chancellor of Germany
Yuri Milner, venture capitalist
Nicki Minaj, singer, rapper
Lin-Manuel Miranda, actor, creator, Hamilton
Sania Mirza, tennis player
Sergio Moro, federal judge, Brazil
Denis Mukwege, gynecologist, Panzi Hospital, Democratic Republic of the Congo
Ibtihaj Muhammad, fencer
Nadia Murad, advocate
Sunita Narain, environmentalist
Diana Natalicio, president, University of Texas at El Paso
Kathy Niakan, developmental biologist
Barack Obama, President of the United States
Raj Panjabi, co-founder and CEO, Last Mile Health
Sundar Pichai, CEO, Google
Reince Priebus, chairman, Republican National Committee
Vladimir Putin, President of Russia
Queen Máxima of the Netherlands, activist
Raghuram Rajan, Governor, Reserve Bank of India
Gina Rodriguez, actor
Lori Robinson, General,United States Air Force
Marilynne Robinson, novelist
Ronda Rousey, ultimate fighter
Paul Ryan, Speaker, U.S. House of Representatives
Mark Rylance, actor
Bernie Sanders, U.S. Senator, Vermont, presidential candidate
Jordan Spieth, golfer
Alan Stern, astrophysicist
Aung San Suu Kyi, Burmese politician
Charlize Theron, actor, activist
Kip Thorne, astrophysicist
Riccardo Tisci, designer, Givenchy
Justin Trudeau, Prime Minister of Canada
Donald Trump, chairman and president, The Trump Organization, presidential candidate
Tsai Ing-wen, President-elect, Taiwan
Tu Youyou, chemist
Darren Walker, president, Ford Foundation, philanthropist
Wang Jianlin, Chinese businessman
Xi Jinping, President of the People’s Republic of China, General Secretary, Communist Party, China
Mussie Zerai, activist, Roman Catholic priest
Mark Zuckerberg & Priscilla Chan, philanthropists, founder and CEO, Facebook, pediatrician 
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